Bambini in viaggio: le fasce d’età problematiche

A prescindere dalla destinazione, dal carattere del bambino (e da quello dei genitori!) ci sono senza dubbio fasce d’età che sono meno adatte di altre ai viaggi impegnativi.FD566A8D-4256-4FB7-A53B-5DE444B71551

Il che non significa dover rinunciare per forza a certe destinazioni, ma se si decide di andare per esempio in giro per l’India o di fare un coast to coast degli Stati Uniti o se si pensa addirittura di raggiungere qualche isola sperduta del Pacifico…meglio calcolare bene tutti i pro e i contro prima di prenotare e nel caso rimandare di qualche anno. Si può fare tutto: l’importante è essere consapevoli di che cosa ci aspetta!

Sulla base delle mie esperienze personali e di quelle di persone a me vicine, credo che sul podio dell’età più impegnativa per viaggiare con dei bambini ci sia la fascia che va all’incirca dai 18 mesi ai 3 anni.

Intanto perché intorno all’anno e mezzo molti bambini non ne vogliono più sapere di  stare tranquillamente seduti nel passeggino ( o nel marsupio ) ma allo stesso tempo non sono ancora in grado di camminare per molto tempo e percorrere lunghe distanze. Ci sono, certo, duenni che fanno senza problemi chilometri a piedi, ma ci penserei lo stesso due volte prima di portarli in giro, per mano, nella calca di città come Bangkok o Pechino, dove si deve stare sempre in guardia, non mollare mai quella manina, neanche per un secondo….non proprio rilassante, vero? Ancora troppo piccoli per restare spontaneamente sempre al fianco dei genitori, a quest’età tendono, al contrario, ad essere attirati da tutto il resto, da visi di estranei, oggetti, soprattutto se in movimento, come le auto, e a buttarsi letteralmente verso tutto ciò, senza freni: un incubo per il genitore!

Il periodo che va dai due ai tre anni, chiamato ( non a caso)  “terrible twos” è il secondo, fondamentale motivo per cui considero questa, la peggiore età per portare i propri figli in giro per il mondo. Capricci, lagna facile, prese di posizione su tutto e il contrario di tutto. Ricordo ancora una cannuccia gialla in un ristorante: una crisi in piena regola per il colore di una cannuccia! Momenti gestibili quando si è a casa propria, diventano stressanti e fastidiosi se si presentano in un posto tanto sognato, magari durante l’aperitivo al tramonto con vista mozzafiato o nel ristorante consigliatissimo dalla guida e che non si vedeva l’ora di provare.

Ma anche quando non ci sono grosse crisi in atto, i momenti di relax, seduti da qualche parte, hanno i minuti contati, se si è accompagnati da piccoli viaggiatori tra l’anno e mezzo e i tre anni. Sì, perché è difficilissimo che loro vogliano stare seduti per molto tempo, anche se ci si organizza portando cose da fare o da guardare…l’effetto dura per un po’, ma mai il tempo di cui avremmo bisogno per goderci il locale, il dessert, il tramonto, la chiacchierata col compagno di viaggio adulto. Il che può anche andare bene. Basta saperlo, in modo da non partire con aspettative del tutto irrealizzabili.

A me, tutto sommato, sono piaciuti anche quei viaggi affrontati quando i bambini erano intorno ai due anni, quindi posso affermare che rifarei tutto ( o quasi!) ma senza dubbio sono stati viaggi più faticosi di altri e noto la differenza, adesso che i bimbi sono più grandi e riusciamo a fare più cose e goderci i momenti di tranquillità mentre i nostri figli giocano o parlano tra loro e noi genitori possiamo finalmente abbassare la guardia.

Certo, c’è l’altro lato della medaglia: i figli in età scolare e prescolare vanno molto coinvolti e stimolati quando si tratta di farli camminare! Sì, perché è chiaro che se a 6-8 anni riescono benissimo a fare a piedi il giro turistico del centro storico di una città, è però altrettanto chiaro che spesso non mostrano il minimo interesse per quello che vedono. Ed è lì che entra in gioco l’abilità del genitore nel coinvolgere e incuriosire il bambino con informazioni interessanti per  la sua età, magari cercando i dettagli particolari di un monumento o raccontando storie legate a ciò che si sta visitando. Questo argomento l’ho trattato in maniera più approfondita qui:  10 Idee per coinvolgere i bambini in viaggio

Da una certa età in poi diventa anche più difficile affrontare lunghi viaggi in macchina senza venire martellati dalle classiche domande: quanto manca? siamo arrivati? Ehmmm… siamo partiti da dieci minuti, tesoro, arriveremo tra…un po’ (ancora 8 ore!). Noi, per aiutarci in questo, abbiamo investito in un lettore dvd portabile e devo dire che ormai non potrei più farne a meno. Lo consiglio a tutti quelli che fanno spesso lunghe tratte in auto: è decisamente un buon investimento!

Molti considerano il primo anno d’età poco indicato per portare i propri figli in giro. Io non sono d’accordo. Certo, non è come partire con dei bambini più grandi, che possono essere coinvolti in prima persona nel viaggio! La vedo un po’ come un’estensione dei viaggi pre-figli. I neonati ci seguono e basta, ma proprio per questo sono, in linea di massima, viaggiatori easy, di poche pretese: una poppata o un biberon, un ciuccio, qualche coccola e sono pronti a seguire i genitori ovunque. Reggono anche meglio di chiunque altro i cambi di fuso orario. E durante gli spostamenti, al contrario dei più grandicelli, di solito dormono molto. I miei figli, ad esempio, dormivano quasi meglio in auto o nel passeggino, col movimento, che nel loro lettino, dove oltre a metterci tanto per prendere sonno, facevano poi una marea di risvegli!

A proposito di neonati in viaggio, avevo letto di una coppia canadese, che durante l’anno di congedo parentale, preso da entrambi i genitori, aveva deciso di fare il giro del mondo. Chiaramente non è per tutti: ci vuole una buona organizzazione unita a un carattere molto zen e poco ansioso… e comunque sia un anno è davvero lungo da passare sempre in viaggio con un neonato! Però la vedo fattibile e con i giusti presupposti credo possa risultare una bellissima esperienza. Alla fine prendere un anno sabbatico per fare il giro del mondo è il sogno di molti, ma in pochi possono permettersi di lasciare il lavoro per un periodo così lungo. Sfruttare il congedo parentale, allora, può essere una buona soluzione. Ci avete mai pensato?

 

 

 

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