Thailandia con bambini. Prima tappa: Bangkok!

IMG_1294Nel mese di Febbraio, quando qui a Monaco c’erano ancora cumuli di neve agli angoli delle strade, ci siamo imbarcati sul volo della Thai diretto a Bangkok e dopo un viaggio di dieci ore – di cui purtroppo neanche una di sonno ! – ci siamo ritrovati  nel caldo afoso della caotica e affascinante capitale thailandese. Non è una città facile, soprattutto se si è stanchi per il fuso orario  e si hanno bambini piccoli al seguito, ma è una tappa da non perdere, perché si tratta di una città inusuale per noi europei,  ricca di storia e di bellezza, che non può lasciare indifferenti.

Abbiamo deciso di fermarci due giorni interi, prima di dirigerci a nord del paese, e per noi non era importante vedere tutto, non volevamo correre da una parte all’altra della città  per seguire un rigido piano turistico. Abbiamo scelto quello che ci sembrava più interessante da visitare, dedicando il resto del tempo al relax in piscina, alla scoperta del cibo thailandese e a passeggiate senza una meta precisa…che sono da sempre le mie preferite!

 

Per gli spostamenti abbiamo principalmente usato il Chao Praya Express. Già da casa avevo scupolosamente cercato un hotel vicino al fiume, perché ricordavo dai miei soggiorni precedenti a Bangkok, quanto comodo e veloce fosse spostarsi  in battello, evitando il traffico congestionato delle strade, e poi ero sicura che sarebbe piaciuto ai bambini e così è stato.

 

Una tappa per me obbligata era il Wat Pho, raggiungibile via fiume e combinabile con una visita al Palazzo reale, che si trova nelle vicinanze, a circa 10 minuti a piedi.  Ne avevo un bellissimo ricordo e volevo assolutamente mostrare ai miei bambini il Buddha sdraiato, impressionante con i suoi 46 metri di lunghezza e 15 metri di altezza e inoltre non vedevo l’ora di concedermi una mezz’ora di relax alla scuola tradizionale di massaggio, dove anni prima mi ero affidata alle mani esperte  di una fantastica massaggiatrice che non ho più scordato! L’impressione fu talmente positiva da farla rimanere per anni il mio metro di paragone, anche in Europa. Purtroppo non sono riuscita a ripetere l’esperienza. I tempi di attesa quel giorno erano lunghi e non mi andava di obbligare i miei figli ad aspettare pazienti, dopo un volo intercontinentale ancora da smaltire, quindi ci siamo limitati alla visita del complesso architettonico.

I bambini, come immaginavo, sono rimasti davvero impressionati dal Buddha gigante, i cui piedi sono più grandi di una persona e ricoperti da raffigurazioni in madreperla, che hanno soprattutto attirato l’attenzione della mia figlia maggiore, che si è messa a fare il gioco delle interpretazioni dei vari disegni, con la fantasia sfrenata tipica dei bambini.

 

Bella, e adatta alle famiglie, anche la passeggiata nel giardino del palazzo imperiale, i cui edifici pieni di bellissimi dettagli colorati e i tetti d’oro delle pagode sono uno dei simboli di Bangkok. E c’è un altro Buddha importante da vedere, all’interno del Wat Phra Kaew: Il Buddha di smeraldo, il più venerato di tutta la Thailandia, che ci ha impressionati meno del precedente, ma che merita comunque una visita, anche per i bellissimi dipinti che ricoprono le pareti del tempio e che illustrano il poema epico Thailandese “Ramakien”. Ai bambini sono immediatamente entrati nell’occhio gli strani figuri, che sembrano guerrieri o forse mostri, io avrei detto perfino demoni, che si trovano in prossimità dei templi. Sono statue colorate, strane, forse per un bambino addirittura un tantino spaventose. Dopo aver fatto una piccola ricerca ho scoperto che si tratta di guardiani che governano l’ingresso del tempio e infatti li abbiamo ritrovati spesso, in giro per la Thailandia.

 

Chinatown rappresenta tutto quello che avevo immaginato di Bangkok, prima di arrivare in Thailandia. Non so se sia un quartiere adatto ai più piccoli, anzi, forse non lo è, e sicuramente non va bene per chi vuole usare il passeggino. Il nostro hotel si trovava non troppo distante e così abbiamo deciso di farci un giro. Vicoli stretti, fumosi, di pentoloni che emanano odori misteriosi, dati da ingredienti a noi sconosciuti, alcuni appetitosi, altri per niente invitanti. Il caos e il rumore in questo quartiere sono dominanti e ci travolgono subito, tanto che i bambini istintivamente si fanno più vicini a noi adulti e ci danno la mano, un po’ intimoriti, ma non meno incuriositi. In alto solo una striscia di cielo e scritte al neon in cinese e thailandese. Si vende ogni genere di prodotto, dai più normali ai più strani. Per me e mio marito è un vero spasso, ma anche i nostri figli sono incuriositi da zampe di gallina che spuntano da un sacchetto; palle marroni ricoperte di pelo, che non si capisce bene se appartengano al genere animale, vegetale o cos’altro. Frutti tropicali, spezie, polveri, radici mai viste. Paccottiglia varia, vestiti, gadget più o meno inutili. Pochi occidentali in giro, molti gli asiatici, che fanno compere o mangiano, seduti alle tavole calde. In Thailandia si mangia a qualsiasi ora! Il caldo afoso si fa sentire, compriamo dei succhi di frutta freschi, ne abbiamo proprio bisogno e per fortuna in questo paese si trovano quasi ad ogni angolo e costano pochissimo. Dopo un po’ mio figlio, tirandomi per il braccio, inizia a chiedermi di tornare all’albergo. Ed eccoci dunque, si torna alla realtà del viaggio con prole: io e mio marito avremmo camminato ancora per chissà quanto, invece torniamo all’hotel, per un meritato bagno in piscina. I bambini sono stati tutto sommato bravissimi, non possiamo chiedere di più, vista anche la stanchezza che caratterizza queste prime giornate.

 

A Bangkok ci sono anche diversi parchi tematici a pagamento. Noi abbiamo deciso di non visitarne nessuno perché avendo poco tempo a disposizione non volevamo fare cose che si possono comunque fare anche in Europa, però abbiamo portato i bambini in uno dei tanti centri commerciali, perché ci sono sempre delle aree gioco gratuite e piuttosto attrezzate e così mentre i bambini giocano, la mamma può dedicarsi un po’ allo shopping. Io non amo questi enormi centri commerciali in realtà, ma ne ho approfittato per comprare dei sandali nuovi per i bambini, che in Europa non ero riuscita a trovare dato che siamo partiti in inverno e poi è stato bello fare una pausa di un paio d’ore dall’afa che c’è fuori. A quanto pare i ricchi di Bangkok trascorrono qui il loro tempo libero ed è per questo che oltre a negozi e ristoranti ci sono cinema, parchi gioco, sale con videogiochi per adulti e altro ancora.

 

Un’attività interessante, anche se non propriamente turistica,  perché si allontana dalle bellezze architettoniche dei templi e dai colori dei mercati, è osservare la vita nei canali. Si può fare una  piccola paggeggiata per mostrare ai bambini le vecchie case di legno, povere ma piene di vita. Gli abitanti sono forse stupiti di vederci, ma ci riservano sorrisi, ci sono bambini che giocano vicino all’acqua, donne indaffarate, panni stesi al sole, rumore di tv accese. Ho fatto notare alla mia figlia maggiore, 6 anni al momento del viaggio, come queste persone vivono una vita più semplice rispetto alla nostra e che i bambini non hanno camerette piene zeppe di giocattoli, e si divertono con quello che trovano in giro. Non so che cosa le sarà rimasto di ciò che ha potuto osservare, ma per me viaggio è anche questo: non solo bellezza e relax, ma anche piccole lezioni di vita, la possibilità di vedere con i propri occhi altre realtà. A me dicevano sempre da piccola, che nel mondo ci sono bambini poveri, ma non avendoli mai visti, era per me un’idea così astratta, che non mi sembravano più veri dei personaggi di un libro o di un film.

Le stradine che fiancheggiano i canali  sono talmente strette ( o almeno, la nostra lo era!) che consiglio di portare i bambini piccoli in spalla, sia perché il passeggino sarebbe ad ogni modo scomodo, ma anche e soprattutto per eliminare il rischio di cadute in acqua da parte dei più piccoli.

I canali sono un viavai di barche che passano in continuazione, fermandosi ai vari attracchi per lasciar scendere e salire i passeggeri. È divertente vedere quanto velocemente si sale e si scende da queste imbarcazioni! In passato me ne sono servita io stessa, invece con i bambini, ho pensato fosse meglio limitarsi a guardare, anche perché sono barche sempre affollatissime e si deve appunto saltare dentro e fuori, come fanno tutti gli altri, per lo più gente del posto, abituati a questi ritmi, mentro io non ero così sicura di riuscirci con tre bambini. Col senno di poi, un po’ me ne pento! Sarebbe stato divertente e sicuramente ci avrebbero aiutati, se ci fossimo trovati in difficoltà. I thailandesi sono in genere gentili e disponibili, lo sono ancora di più se si viaggia con bambini e l’effetto aumenta ulteriormente se i bambini in questione sono biondi, come i nostri. Però eravamo arrivati da poco a Bangkok e noi genitori eravamo ancora titubanti e insicuri. Il resto del viaggio ci ha insegnato che non avevamo motivo di preoccuparci, siamo stati più volte al centro dell’attenzione delle persone del posto, che in diversi casi si sono anche fatti avanti per aiutarci, ad esempio nel trattare con i tassisti, cosa che né a me, né a mio marito, era mai capitata prima che viaggiassimo con i nostri sorridenti angeli biondi. Ci siamo sentiti quasi protetti dalla popolazione locale e questo, aldilà delle bellezze del posto, del cibo e tutto il resto, ha fatto di questo viaggio un’esperienza unica per tutta la famiglia.

 

 

 

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