
Hoi An è uno di quei posti idealizzati, che tutti i turisti sognano di visitare e che nella maggior parte dei casi probabilmente delude le aspettative.
Non voglio sconsigliare di andare a vederla con i propri occhi, ma voglio sicuramente parlare di Hoi An in maniera onesta e dire chiaro e tondo che questa antica città portuale del Vietnam è ormai vittima del turismo di massa, ben contenta di esserlo e da pittoresca meta poco conosciuta, negli anni si è trasformata in una sorta di Disneyland asiatica. Ad alcuni potrà anche piacere così com’è, nonostante le masse di turisti che ogni giorno e ogni sera invadono le stradine del centro storico e a dispetto dei negozi che vendono solo ed esclusivamente souvenir, dei ristoranti dai prezzi tre volte più alti del normale e della quantità esagerata di sarti che, con cartelli in inglese, offrono abiti su misura confezionati in 24 ore. Sembrerà incredibile, ma a Hoi An ci sono forse più sartorie che ristoranti!

Personalmente ho trovato Hoi An molto carina, piena di angoli volutamente pittoreschi, ma priva di carattere e per questo motivo, non ci tornerei una seconda volta.

Facendo un primo giro nel pomeriggio del nostro arrivo, ci siamo trovati di fronte un gruppo di cinesi in rickshaw sul lungofiume. Saranno stati almeno una trentina e quindi abbiamo visto sfilare, uno dietro l’altro, una parata di circa trenta rickshaw. Uno spettacolo divertente, ma che mi ha subito fatto capire che aria tira a Hoi An.
Appena raggiunta la zona dei negozi ho iniziato a notare tutti questi sarti e poi i souvenir e i prodotti che piacciono ai turisti. E lampade, lampade appese ovunque, ad ogni angolo. Tutto molto bello e colorato..ma finto! Ogni cosa sembra sia messa lì apposta per i turisti, per dar loro l’immagine stereotipata del Vietnam che hanno sempre sognato.

Non voglio essere del tutto negativa perché appunto, la città è molto carina, ma è il classico esempio di luogo rovinato dal turismo.
Purtroppo, per conoscere la vera Hoi An, siamo in ritardo di almeno vent’anni!

A partire dal 1400, per ben quattro secoli, la città di Hoi An è stata uno dei principali porti del sud-est asiatico. Portoghesi, olandesi, inglesi e francesi approdarono tutti a Hoi An in cerca di seta, carta, spezie ed altri beni preziosi.

I popoli che però hanno lasciato la loro impronta a Hoi An sono sicuramente i cinesi e i giapponesi, che per secoli vi hanno trascorso metà dell’anno, costruendo case e magazzini e cambiando mano a mano l’aspetto della città.

Nel centro di Hoi An ci sono ben 800 edifici storici preservati e restaurati, di cui 22 visitabili. Per accedere a questi siti si deve pagare un ingresso: ogni biglietto permette di accedere a 5 edifici storici.

L’attrazione principale di Hoi An è sicuramente il pittoresco ponte coperto giapponese. Un ponticello che vedrete rappresentato sulle cartoline, che è postato da tutti su Instagram e che è diventato un po’ il simbolo di Hoi An, assieme alle lanterne. Noi in realtà non siamo riusciti ad attraversare questo famoso ponte che risale alla fine del ‘500, perché quando eravamo a Hoi An, nell’Agosto 2023, lo avevano chiuso per dei lavori di manutenzione.

La sera le lanterne si accendono, i turisti escono a passeggiare a centinaia, i bar sparano musica a tutto volume, le barche fanno avanti e indietro portando in giro i turisti, tra le lucine delle candele che vengono calate nel fiume come durante la tradizionale festa della luna. Ormai, per accontentare i turisti e fare più soldi, ogni sera è una festa della luna.

Ma i bambini amano Hoi An!
Dopo aver fatto le mie considerazioni su Hoi An, voglio però raccontare di come l’hanno vissuta i miei figli. A loro la città è piaciuta molto! In effetti, vista con gli occhi di un bambino, come non amare le stradine piene di lanterne colorate che la sera si accendono! E la tradizione di calare delle candele nel fiume e guardarle andare via, tra decine di altre. I bambini hanno visto solo la magia di Hoi An, senza domandarsi se fosse autentica o meno.

Ciò che ha messo tutti d’accordo, adulti e bambini, è stato il meraviglioso spettacolo del bambù circus, il circo tradizionale vietnamita, della compagnia “Lune show”, che consiglio a tutti di vedere: gli artisti sono bravissimi, le musiche coinvolgenti e lo spettacolo ci ha incantato.


Un’altra cosa che si può fare a Hoi An è noleggiare una bicicletta e raggiungere la spiaggia di An Bang. Sono circa 5Km e appena usciti dal centro è un percorso piuttosto facile, tutto in pianura attraverso le risaie. Il problema è uscire dal centro! Per noi che avevamo dei bambini al seguito, ognuno sulla propria bicicletta, è stato piuttosto stressante perché c’è molto traffico ed è un traffico vietnamita, che solo chi ha visitato il paese e l’ha visto con i propri occhi può capire. Infatti i giorni seguenti siamo tornati ad An Bang ma sempre in taxi. Abbiamo usato l’app di Grab (l’Uber del sud-est asiatico) e ci siamo trovati benissimo.

La spiaggia di An Bang non è paragonabile a quelle paradisiache della Thailandia o dei Caraibi, ma è comunque una bella spiaggia contornata da palme, con la sabbia fine, l’atmosfera informale, vagamente hippie, e poi c’è un sistema di noleggio ombrellone davvero fantastico. In pratica ogni bar e ristorante ha la propria attrezzatura da spiaggia e basta consumare qualcosa per poterne usufruire. Noi, alla fine di un viaggio in Vietnam meraviglioso ma stancante, volevamo concederci qualche giorno di relax al mare e An Bang è stata la scelta giusta. Si può alloggiare anche direttamente vicino alla spiaggia, ma noi abbiamo preferito restare a Hoi An, che comunque è vicinissima.

Come arrivare a Hoi An
L’aeroporto più vicino è quello di Danang, che si trova a circa mezz’ora di taxi da Hoi An. Stessa cosa se come noi decidete di usare il treno: dovrete scendere alla stazione di Danang e proseguire in taxi o autobus.

