Thailandia terza tappa: Lampang e il centro di protezione degli elefanti

IMG_1318La Thailandia è indubbiamente il paese degli elefanti e noi volevamo assolutamente incontrarli, però prima di partire mi sono informata, per evitare di incappare in organizzazioni poco serie, interessate solo ai soldi dei turisti e non al benessere degli animali. A Chiang Mai si trovano molti tour operator, che offrono escursioni giornaliere, tutte piuttosto costose, per vedere gli elefanti. Molti danno la possibilità di fermarsi e aiutare i mahout (figure che si prendono cura dei pachidermi) nel loro lavoro, ma noi viaggiando in cinque e avendo anche due bambini piccoli nel gruppo, non eravamo comunque interessati a questa esperienza. Volevamo osservare gli elefanti nel loro ambiente e interagire, per quanto possibile, con loro. Alla fine abbiamo optato per il Thai elephant conservation centre di Lampang, l’unica struttura governativa di questo tipo in tutta la Thailandia. L’abbiamo scelto perché un centro del genere garantisce che venga fatto tutto nell’interesse dell’animale e della sua conservazione, ripetto a organizzazioni private, che esistono solo per i turisti, inoltre il prezzo di ingresso è nettamente inferiore rispetto alla concorrenza. Vicino al centro c’è anche un ospedale degli elefanti, unico nel suo genere, che viene in parte finanziato con gli incassi del Conservation centre, quindi fa anche piacere pagare il biglietto! Da Lampang ci sono autobus di linea che in circa 45 minuti portano davanti all’ingresso.

Per me la cosa più bella della giornata è stata il bagno degli elefanti. Appena arrivati vediamo sfilare davanti ai nostri occhi degli enormi pachidermi e i loro cuccioli. Li seguiamo entusiasti fino al fiume, i bambini emettono gridolini di gioia: non è come vederli allo zoo, qui non ci sono gabbie e gli animali  ci passano proprio vicino, sulla strada per andare a fare il bagno. Nel fiume giocano felici a spruzzarsi l’un l’altro e a volte mandano un getto anche verso di noi, che facciamo parte del pubblico e siamo in molti, perché è alta stagione, ma c’è posto per tutti, riusciamo a sistemarci bene, seduti sulla riva, in prima fila. Dopo, ci spostiamo in massa per assistere ad un piccolo spettacolo, che si potrebbe anche evitare. A noi non interessa, ma oramai ci siamo e lo guardiamo insieme gli altri. I mahout presentano i pachidermi alle prese con un pallone e poi li fanno dipingere, tutte attività che, ci viene spiegato, sono un divertimento per gli elefanti. Sarà, ma io trovo lo stesso un po’ bizzarro vedere degli animali che fanno cose innaturali per loro, come al circo, però  in generale sembrano trattati con affetto dai loro mahout, quindi va bene così, tengo i miei giudizi per me e andiamo avanti. Alla fine dello spettacolo si possono comprare cestini di frutta e verdura da dare agli elefanti. I bambini hanno la possibilità di avvicinarsi davvero tanto agli animali, che sono comunque dietro una staccionata e quindi non c’è rischio di venire calpestati. È un’esperienza unica, avere gli elefanti che mangiano dalle nostre mani, poterli accarezzare sulla proboscide. I miei figli ne hanno parlato per giorni.

Lampang per molti turisti stranieri è solo la base per visitare gli elefanti, ma è in realtà una bella cittadina, che merita una visita. Noi siamo contenti che non sia così battuta, dopo Chiang Mai, che è al centro del turismo internazionale, ci godiamo un paio di giorni in un posto più tranquillo, dove i thailandesi non sono troppo abituati agli stranieri. C’è un fiume, che attraversiamo sempre perché la nostra guest house, una bellissima casa in teak, in stile Lanna, è dall’altra parte rispetto al centro. I padroni di casa sono deliziosi, la signora offre banane o caramelle ai bambini quando li incontra in cortile, la figlia adolescente non perde occasione per avvicinarsi e prendere in braccio, a turno, i due più piccoli. Al momento della partenza ci accompagnano perfino alla stazione degli autobus (Gratis! Che non succede praticamente mai) e se ne vanno solo dopo essersi assicurati che siamo ben sistemati a bordo. È l’effetto di trovarsi in una città poco abituata ai turisti, appunto, combinata all’ effetto “viaggio con bambini”, ovvero quell’aureola magica che ci ha accompagnati durante tutto il soggiorno in Thailandia, rendendoci istintivamente simpatici alla popolazione locale, solo per il fatto di essere insieme a tre angioletti biondi.

Nel centro di Lampang si possono ammirare le facciate delle vecchie case in stile Lanna e ci sono diversi templi, ma l’attrazione turistica numero uno, quella che Lampang stessa pubblicizza, sono i cavalli. Facciamo quindi anche noi un giro in carrozzella, utile anche per dare una prima occhiata alla città e tornare in seguito, a piedi, nei punti di interesse. Avvistiamo per esempio un parco giochi, dove ci fermiamo nel tardo pomeriggio per far scorrazzare i bambini, dopo aver gironzolato per la città. La sera ceniamo in un ristorante sul fiume che, a giudicare dalla clientela, sembra essere un locale “in” per i giovani del posto, forse perché ha una bella terrazza all’aperto e musica dal vivo. Ho un bel ricordo di quella serata, i bambini si sono perfino alzati a ballare attirando l’attenzione sia della band che degli altri avventori, soprattutto delle ragazze. Io e mio marito ci siamo fatti delle belle risate. Eh sì, viaggiare con i bambini limita ciò che si può fare, ma apre tutta un’altra serie di porte.

Il mattino seguente usciamo per cercare dei regali : Lampang mi sembra il posto giusto per gli acquisti! Dopo aver attraversato il ponte passeggiamo per le strade lì intorno, dove si trovano sarti, negozietti di vario tipo e botteghe artigiane. Trovo un bellissimo scialle di seta per mia suocera, a un prezzo davvero onesto, in un negozio che mi è entrato nell’occhio perché pieno di meravigliosi abiti in stile orientale, dai colori sgargianti, curati nelle rifiniture e nei dettagli, dove immagino vadano a rifornirsi le ricche signore di Lampang. Viene anche a me la voglia di uscire da lì con uno di quegli abiti, ma cosa ne farei in Germania di un vestito così! Entriamo in un mercato di generi alimentari : frutta, verdura, pesci ancora vivi nelle vasche, carne, chili di riso. I gemelli iniziano a correre tra le bancarelle, suscitando l’interesse e l’ilarità dei venditori. Ci sono delle ragazze che fanno i succhi che tanto amiamo, alcuni dei frutti non li conosciamo e guardiamo incuriositi, una signora che parla un po’ di inglese ci convince che dobbiamo assolutamente provare il frutto rosa, che dentro è bianco a puntini neri, esteticamente molto pop! Nessuno di noi lo sceglie per il succo, vogliamo andare sul sicuro, ma mostro alla signora il sacchettino che ho in mano : lo sto comprando, per provarlo più tardi alla guest house. Lei approva, con un sorriso, prima di continuare la sua spesa. La recensione è : mai più!  Indubbiamente un bel frutto, e sarà anche pieno di proprietà, come ci aveva spiegato  la signora, ma non piace a nessuno di noi. Dopo pranzo andiamo a visitare un tempio che si trova non troppo distante dalla nostra guest house. I bambini non ne sono troppo contenti, è l’ennesimo tempio, ormai ne abbiamo visti un bel po’. Però c’è un grosso gong e nessuno nelle vicinanze, quindi a turno possono tutti provare a suonarlo. E poi , mentre D. e C. iniziano a rincorrersi nel cortile, io risveglio l’interesse di G. proponendole di fare delle foto lei stessa, alle cose che vede in giro e che più le piacciono. Ecco come nasce la foto di me che scendo i gradini del tempio, appesa ora sopra al mio comodino : dalla nostra fotografa in erba!

Un tempio che merita di essere visitato, e che si trova un po’ fuori città, è il Wat Phra That, un bellissimo esempio di architettura Lanna, in legno teak, con una scenografica scalinata all’ingresso. Ci sono andata da sola l’ultimo giorno, prima di lasciare Lampang e ne è valsa la pena perché è davvero un tempio bellissimo. Mio marito e i miei figli non avevano assolutamente voglia di seguirmi e sono rimasti nel giardino della guest house, lui a leggere e loro a giocare. Tutti felici insomma, soprattutto io, che per un paio d’ore ho assaporato di nuovo la sensazione di muovermi da sola in Asia, come ai vecchi tempi.

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